ASST Rhodense: Covid 19, 1005 i pazienti curati in Asst Rhodense

e ora si va gradualmente verso la normalità Rho è “pulita” e a Garbagnate si pensa di liberare qualche reparto già da giugno

Sono stati 1005 i pazienti affetti da Covid 19 che, dal primo marzo ad oggi, sono stati curati presso l’Asst Rhodense,di questi 167 in rianimazione e 93 in isolamento fiduciario a domicilio.  Per far fronte a questi numeri l’azienda ha dovuto trovare soluzioni alternative a quella che era la normale gestione sanitaria con un sforzo importante sia dal punto di vista delle risorse umane che  dal punto di vista economico. Inizialmente i  PS dei due presidi e i reparti internistici sono stati deputati alla ricezione di pazienti infetti poi, con la maggiore richiesta di ospedalizzazione, è stato deciso di destinare il presidio di Garbagnate a ospedale Covid e di tenere il più possibile “pulito” il nosocomio di Rho per far fronte alle necessità di altre tipologie di pazienti. I posti letto nelle terapie intensive sono passati da 12 tra Rho e Garbagnate a 40.  Trentatré dedicati a malati con infezione Covid e  7, presso l’ospedale di Rho, sono stati tenuti covid free per chi era affetto da altre patologie e necessitava di trattamento intensivo (Cardiologici, settici ecc). 21 in totale le nuove postazioni attivate presso la sala operatoria di Garbagnate. Dopo una fase iniziale in cui i ricoveri sono stati determinati quasi solo da infezioni da Covid 19  la situazione sta gradualmente volgendo alla normalità e l’ospedale di Rho è praticamente “pulito”, come si usa dire nel gergo dei medici, se non per pochi letti in area isolata, destinati a coloro che pur essendo positivi al virus hanno bisogno di interventi chirurgici urgenti. Il Blocco Operatorio di Garbagnate, trasformato in Rianimazione, rimane tuttora in stand-by come richiede Regione Lombardia in attesa della risposta alla riapertura delle attività lavorative che implicano un maggior numero di cittadini fuori casa. Il Pronto Soccorso di Rho è stato quindi dichiarato, in accordo con la Direzione Generale ed AREU, Covid free per cui ad oggi arrivano  cittadini che necessitano di prestazioni mediche o chirurgiche non solo della Asst Rhodense ma anche da quelle vicine. Gli accessi sono sicuri perché i pazienti che presentano sintomatologia respiratoria vengono inviati al PS di Garbagnate mentre quelli che necessitano di ricovero e cure presso il presidio di Rho vengono sottoposti al loro ingresso non solo al controllo della temperatura e ad una attenta anamnesi, ma anche a tampone e dosaggio sierico delle immunoglobuline. Da più di un mese si è istituito nel presidio di Rho un percorso chirurgico per affrontare tutte quelle patologie urgenti che non potevano attendere ulteriore tempo. “I percorsi sono stati studiati ed attuati per affrontare pazienti positivi per Covid con patologie chirurgiche urgenti e pazienti non Covid con patologie chirurgiche ordinarie ma importanti come gravità. Le attività si sono svolte con particolare attenzione per ridurre al minimo il rischio degli operatori sanitari e dei pazienti. Si sono affrontati interventi di quasi tutte le specialità presenti in azienda con il lavoro congiunto di medici ed infermieri di Rho e Garbagnate. Sono già stati aperti alcuni ambulatori e, dal mese di giugno siamo fiduciosi di riuscire a riaprire qualche reparto, e quindi tornare gradualmente alla normalità – spiega il direttore del Dipartimento di Emergenza, Carla Pessina – Ora ci stiamo preparando al ritorno alla nostra attività lavorativa  in  attesa che la  Regione Lombardia dia  indicazioni precise sui tempi e modi. I mesi di febbraio, marzo e aprile sono stati impegnativi per la rapidità dell’instaurarsi dell’infezione e per il numero importante dei pazienti arrivati presso i nostri PS, Rianimazione e in reparti di degenza accolti anche dalle zone più colpite della Lombardia. La fatica è stata tanta per turni di lavoro senza riposo e per l’inevitabile coinvolgimento emotivo nella contemporaneità di curare fisicamente i nostri pazienti, per non farli sentire soli e per non abbandonare le loro famiglie spesso lontane. Ci siamo dotati di supporti informatici per mettere in comunicazione malati e familiari e siamo stati il loro tramite vocale e fisico. Tutto questo si è potuto realizzare con l’estrema collaborazione di tutti i dipendenti dell’azienda sanitari e non sanitari che non si sono risparmiati e insieme al lavoro pratico hanno contribuito al sostegno di chi è stato più a contatto con i pazienti – continua Pessina – Ora che i ritmi sono rallentati rispetto alle passate settimane si accusa un pò di stanchezza ma sicuramente abbiamo vissuto un momento di riscoperta di alcuni aspetti del nostro lavoro che forse avevamo accantonato e di condivisione tra colleghi di pezzi di vita, di fatica, di tristezza ma anche di  soddisfazione per essere riusciti a curare così0 tante persone. Un pensiero va anche a tutti i cittadini che ci hanno sostenuto, a chi ci ha nutrito con cibo regalato con amore, a chi ci ha donato apparecchiature a chi ci ha ringraziato in vari modi. Credo che nessuno di noi dimenticherà questo pezzo del 2020”.

 

 

 

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