RHO: CARDIOLIOGIA ALL’AVANGUARDIA. PER LA PRIMA VOLTA, EFFETTUATO CON SUCCESSO UN NUOVO TRATTAMENTO PER L’ANGINA REFRATTARIA

L’OSPEDALE RHODENSE E’ IL QUARTO IN ITALIA IN CUI SI ESEGUE QUESTA METODICA

Effettuato, con successo, per la prima volta presso il Laboratorio di Emodinamica della Cardiologia di Rho, diretta dal dottor  Giuseppe De Angelis,  un intervento coronarico ad un paziente di 70 anni molto malato. Con questo intervento l’ospedale rhodense è il quarto in Italia ad effettuate questo trattamento.  Il paziente è un  pensionato affetto da più patologie croniche con dolore al petto ormai quotidiano e molto invalidante da rendergli la vita insopportabile, era già stato trattato in passato con by-pass e plurime angioplastiche.

Interventi che non avevano migliorato il suo  stato di salute tanto che continuava ad avere accessi di dolore ingravescenti al minimo movimento, nonostante terapia farmacologica massimale per il trattamento dell’angina refrattaria. Il paziente, il giorno successivo all’intervento, è stato dimesso asintomatico e in buon compenso.  Causa di tutto l ’angina refrattaria: una condizione clinica abbastanza comune, caratterizzata da dolori al petto insopportabili e intrattabili, che non rispondono più alla terapia di più farmaci assunti giornalmente ed è incompatibile con una vita umanamente accettabile.

Si stima che ogni anno circa 525.000 pazienti sottoposti in Europa e negli Stati Uniti a studio coronarografico non abbiano indicazione a rivascolarizzazione coronarica percutanea o chirurgica.  Questo causa una serie di complicanze,  includendo anche la presenza di occlusioni croniche totali, malattia coronarica diffusa, multiple restenosi e malattia diffusa e/o in vasi di piccolo calibro.  In aggiunta a ragioni legate alla complessità della malattia coronarica, alcune comorbilità (es. età avanzata, tumori, pneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, controindicazioni a doppia terapia antiaggregante) possono rendere questi pazienti non candidabili a rivascolarizzazione coronarica.

A questi pazienti vanno aggiunti gli oltre 500.000 pazienti  “anginosi gravi” a cui appartiene il  paziente operato a Rho. All’uomo è stato impiantato un “Reducer”, un dispositivo inventato dal professor Shmuel Banai  dell’ Università di Tel Aviv  che ha voluto essere presente all’ospedale di Rho durante il primo intervento”.

Si tratta di una sorta di piccola clessidra di metallo, che viene posizionata in una particolare parte del sistema cardiaco, permettendo di alleviare i dolori che sono comunemente chiamati angina pectoris – spiega     Giuseppe De Angelis – Il dispositivo permette di ridurre il flusso sanguigno del seno coronarico. Viene introdotto attraverso un catetere, e viene espanso mediante un palloncino nel seno coronarico, bloccando il flusso sanguigno in gran parte del vaso ad eccezione di un piccolo foro centrale. Una volta in posizione il dispositivo provoca un aumento della pressione a livello del seno coronarico che allevia i sintomi anginosi.  La percentuale di successo, in termini di controllo del dolore al petto, è superiore all’80%.”

 L’intervento è già entrato nella pratica clinica ed è stato utilizzato con successo in circa 600 pazienti, in tutto il mondo. In Italia sono 100 i casi trattati fino ad ora col “Reducer”, tra cui, ora il primo anche all’ospedale di Rho, che rappresenta il 4° ospedale italiano in cui si esegue ora questa metodica.

  “Questo nuovo dispositivo permette di ampliare l’offerta assistenziale che l’Asst Rhodense,   a categorie di persone piu’ fragili che non potrebbero ottenere beneficio da altre metodiche. E un ulteriore passo avanti per la nostra azienda ed in particolare del presidio ospedaliero di Rho  ”, afferma il  direttore generale  Ida Ramponi.

La Cardiologia dell’Ospedale di Rho esegue ogni anno più di mille studi coronarografici a pazienti con dolori di sospetta origine coronarica. Le tecniche che di solito consentono di curare queste problematiche sono l’angioplastica coronarica e il by-pass aorto-coronarico che però non sono utilizzabili in pazienti con particolari caratteristiche anatomiche o pregressi interventi e che ora trovano una nuova opportunità terapeutica.

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