Rimozione amianto all’ex-Alfa, video choc

Il video che pubblichiamo alla fine di questo post è stato caricato lo scorso 19 Luglio 2011 dal Sindacato Slai-Cobas e documenta la rimozione delle lastre di eternit su uno dei capannoni dell’ex stabilimento Alfa-Romeo ad Arese.

I lavori riguardano quei capannoni nei quali è entrata la Arese Automotive, società di cui abbiamo già parlato su queste pagine a Giugno 2011.

Il video, come dicevo, documenta la rimozione delle lastre di eternit effettuata senza alcun rispetto delle norme di sicurezza sia per i lavoratori coinvolti nell’operazione sia per le popolazioni confinanti.

Operai che spruzzano un fissante a pochi centimetri dalla loro faccia senza indossare maschere, ed ancora la rimozione delle lastre di amianto senza isolare la zona in alcun modo.

Le lastre di eternit contengono il famigerato “amianto”, messo al bando 15 anni fa in quanto materiale pericoloso per la salute a causa dell’elevata quantità di fibre volatili e polveri che lo compongono, artefici di malattie spesso mortali come l’asbestosi, nonché tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico e dei bronchi, ed il carcinoma polmonare.

Il video è stato preceduto da una lettera inviata dallo Slai-Cobas ed indirizzata ai Sindaci di Arese, Rho, Garbagnate Milanese e Lainate; alla Regione Lombardia, alla Provincia di Milano e alla Procura della Repubblica di Milano, della quale, almeno qui da noi a Garbagnate non si è avuta notizia.

Vista la pericolosità del materiale in questione, pare basti aspirare anche una sola fibra di amianto per rischiare seriamente di ammalarsi, è incredibile pensare con quale pressapochismo, menefreghismo, indecenza si sia operato in questo caso.

Certo, la rimozione senza seguire le prescrizioni di legge è molto più economica e veloce, ma oltre ad essere fuori legge è una pratica mortale per chiunque venga a contatto con il materiale, e poi non è difficile pensare che come sia stato rimosso, anche lo smaltimento dell’amianto sarà stato verosimilmente fatto al di fuori delle discariche adibite a tale scopo, magari perchè no, all’interno del nostro stesso territorio.

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