A due garbagnatesi su tre sarà capitato di passare almeno una volta nella vita per quella via dedicata a Piero Gobetti, che collega via Signorelli a Via Milano, proiettando il pedone, il ciclista l'automobilista di turno proprio davanti al quartiere Quadrifoglio.
Avete capito di che via si tratta? Benissimo. Provate ora a spremere le vostre meningi e a immaginare la suddetta via. Fatto? Bene.
E ora domanda da un milione di dollari: QUANTI CESTINI PER L'IMMONDIZIA SONO PRESENTI IN QUELLA VIA, LUNGA ALL'INCIRCA 300 METRI? Tic tac tic tac tic tac... Il tempo sta per scadere. Niente? Nessuno sa rispondere? Peccato. La risposta esatta era NESSUNO! “Ma come nessuno? - diranno scettici e laureati in cestinologia – è impossibile!”. E invece no, cari i miei esperti di 'sta cippa, visto che non si può parlare di cestini presenti in via Gobetti se uno si all'angolo di via Milano e uno (costantemente stracolmo) sito all'ingresso del “parco” adiacente a via Borsellino, una stradina senza uscita perpendicolare a via Gobetti.
Per rendersi conto della spiacevole verità, basta passeggiare una mattina o un pomeriggio qualsiasi per la via. Basteranno poche occhiate distratte per accorgersi che questo deserto dei tartari tutto garbagnatese produce un effetto immediata che si ripercuote sulla via stessa: l'accumulo di immondizia di media-piccola taglia (per non parlare di quella grossa, che ogni tanto appare magicamente ai bordi della strada) in quelle piccole intersezioni di verde nelle quali spuntano alberi e alberi.
Sono striminzite lingue di terreno già abbastanza soffocate dall'asfalto circostante e dallo sterco canino, abbandonato da padroni di “indubbia” educazione oxfordiana, spinti all'abbandono del pezzo di materia fecale anche grazie alla scusante ghediniana dell'assenza stessa di un cestino, magari dotato di un distributore di sacchettini. Magari in un raggio di metri ragionevole.
La vera domanda che ballonzola nel cervello dei gobettini è semplice: quanto ci vuole per mettere due/tre cestini su via Gobetti? È necessario che si chieda un referendum? Occorre interpellare le autorità? Una dispensa papale può essere utile? A quale divinità dovranno inviare le loro preghiere?



Nome: Sonny Delvecchio
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