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In ricordo di Alda Merini

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Alda Merini con il Sindaco Marone e Paolo Guerriero (Foto tratta da Cuore News Garben)

In ricordo del poeta Alda Merini, ospitiamo oggi un contributo di Paolo Guerriero tratto dal suo blog Cuore News Garben

“…Il giorno io lo guadagno con fatica tra le due sponde che non si risolvono, insolute io stessa per la vita, e nessuno mi aiuta, ma viene a volte un gobbo sfaccendato un simbolo presagio di allegrezza che ha il dono di una strana profezia e perché vada incontro a una promessa, lui mi traghetta tra le proprie spalle”.

Aveva appena 15 anni quando la poetessa Alda Merini scrisse questi versi dedicati al proprio padre. D’allora non ha più smesso di essere “poeta”, a parte un periodo di silenzio dovuto alla sua internazione nel manicomio milanese “Paolo Pini”. La partecipazione della poetessa Alda Merini ha suscitato tra i garbagnatesi moltissimo interesse. Presenza legittimata anche da un giorno particolare come quello dedicato alla festa delle donne. Per la Merini vi era soprattutto la presentazione dell’opera dello scultore Mario Nava: “l’Alda di Mario”, opera che ritrae la poetessa e che verrà posizionata all’interno della Sala consiliare. Alla Merini, considerata una delle autrici più importanti del ‘900, le abbiamo chiesto alcune domande sul significato della sua ricerca poetica.

 

 

Signora Merini, in una sua raccolta di liriche, “Terra d’amore”, lei dice di essere un poeta che grida e che gioca con le sue grida. Perché usa il termine maschile: poeta e non poetessa?

“Perché poetessa è una termine che non rientra nella lingua italiana. C’è solo il poeta. Noi lo abbiamo femminilizzato erroneamente. Io sono il poeta Alda Merini.

Nel mondo di oggi, così frenetico e caotico, che ruolo ha la poesia?

“Nessun ruolo, la poesia spesso si tramuta in menzogna. Il poeta è molto furbo, non dice quasi mai la verità. La poesia spesso si distacca dalla realtà nonostante ne soffra il peso così pure la propria materialità”.

Nelle scuole studiamo Dante, Petrarca, Leopardi e altri poeti. Le piacerebbe, nonostante si leggano già alcuni suoi testi nei licei classici, che un giorno si portasse agli esami di maturità anche l’opera di Alda Merini?

“Devo essere sincera? Non me ne frega un bel niente!”

Un poeta messicano, Octavio Paz, disse che la poesia avrebbe salvato il mondo e l’intera umanità. Lei cosa ne pensa? È d’accordo?

“Può essere perché la poesia porta degli influssi benefici, sia a parole che con il comportamento del poeta. Il poeta è carico di buone notizie e vorrebbe parlare solo di cose positive. Le stesse possono cambiare il mondo perché trasformano la realtà in letizia. Ho sempre avuto costantemente questo pensiero. La poesia probabilmente ci salverà”.

 

Paolo Guerriero

 

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scritto da P.G., novembre 07, 2009
GARBAGNATE –“La sigaretta che brucia tra le dita. Così come è bruciata la vita tra i suoi versi. Poesie sensuali e carnali. Poesie vive”. Alda Merini, poetessa delle passioni, ha descritto respiri smorzati da una realtà che alle volte non ha voluto guardare in faccia. E forse ha fatto bene a piegarsi su pagine bianche e a farvi colare il suo mondo. Stralci di cuore e di mente: brevi, pungenti, pregnanti. A tratti scomodi e dispettosi. Considerati folli. Troppo semplice pensare a quelle due volte che la Merini fu rinchiusa in un manicomio. Troppo comodo vedere nelle sue frasi alle volte sconnesse, senza un filo che le lega, un sintomo della sua follia. Alda Merini conosce bene la sua mente e la sa reggere. E’ consapevole di quello che scrive e dietro le sue parole si cela la sua anima, così intensamente profonda. La penna e i fogli: amici e confidenti del suo viaggio da poeta “perché poetessa è un appellativo errato”. Un viaggio cominciato a soli 15 anni, quando le rubano i suoi versi e la catapultano in un mondo nuovo. Incontra l’amore e la sofferenza, l’amicizia e la delusione, la sensualità e il silenzio, il pieno e il vuoto. Le sue notti sono squarciate da desideri per uomini avuti e uomini sognati, dolori acuti e dolori spezzati. Alda Merini ama “Io amo perché il mio corpo è sempre in evoluzione” scriveva. Desiderosa di vita, di amore, di carne. Accoglie i suoi amanti consapevole delle ferite che le lasciano addosso: ma Alda è sempre pronta a leccarsi le sue ferite. E lo fa gettando il suo dolore su pagine bianche. Pagine che descrivono la sua vita. “Mi scaverai fin dove ho le radici (non per cercarmi, non per aiutarmi) tutto scoprirai che fu nascosto per la ferocia di malsane usanze”. La sua vita è un’altalena di sentimenti: un giorno è in basso, quello dopo vince il destino, un attimo ha paura del silenzio, un altro lo ricerca spasmodicamente, un po’ si isola dal mondo e un po’ si lascia travolgere dalla sua forza. Alla continua ricerca di se stessa. Ma non solo. La Merini è alla continua ricerca del volto di Cristo. Nelle sue poesie scrive di Lui, della sua dimensione umana, amorosa, conflittuale, fatta di desiderio, solitudine e gioia. Dio le è vicino: “La mia tosse insistente è un atto di protesta. La nudità mi rinfresca l’anima. Nessuno può sapere cosa c’è tra me e Dio”. Alda Merini giunse in visita a Garbagnate nel marzo del 2008, in occasione della festa dell’8 Marzo e della mostra del maestro Mario Nava, il quale gli dedicò un mezzo busto in bronzo, collocato nella Sala Consiliare di Villa Gianotti. La sua presenza e il suo magnetismo conquistarono un po’ tutti. Un segno che i garbagnatesi non hanno dimenticato.

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