Un ulteriore elemento per la valutazione del centro commerciale PE4, riguarda gli aspetti qualitativi dell'occupazione. In termini complessivi, risulterebbe dai miei calcoli un saldo negativo fra situazione pre e post insediamento, o comunque un incremento di circa 300 posti di lavoro nel caso vengano rispettati i 600 posti promessi e smentiti i miei calcoli.
Inoltre, una tanto pubblicizzata probabilità sarebbe quella di assunzioni privilegiate per i cittadini garbagnatesi. Un accordo è possibile tra amministrazione e società PE4, ma c'è da tenere in conto che esistono lo statuto dei lavoratori, i contratti nazionali del lavoro e le dinamiche del mercato che non consentirebbero una garanzia di lunga durata per un accordo del genere. Non si può costringere un negozio a prendere del personale senza permettergli una selezione, così come per risparmiare e mantenere competitività il centro commerciale dovrà ricorrere a cooperative esterne o società del personale per ridurre la principale voce di costo, il lavoro, come fanno tutti.
L'esperienza dell'Outlet di Serravalle Scrivia (Alessandria), uno dei primi e più grandi d'Italia realizzato dalla società inglese McArthur Glen, riportata in uno studio dell'Osservatorio Regionale del Commercio della Regione Piemonte dice che: "nonostante l'impegno della società promotrice a dare precedenza nelle assunzioni ai residenti nel Comune di Serravalle, molti addetti ai punti vendita provengono da altre località, in particolare da Novi Ligure, Tortona, Arquata e dalla provincia di Genova".
Teniamo presente, inoltre, che i commercianti e i piccoli imprenditori locali, costretti a chiudere le loro attività, non è detto che si vorranno o potranno "riciclare" così facilmente come commessi, dipendenti o proprietari nei negozi del centro commerciale.
Nei centri commerciali il lavoro è flessibile, cioè precario, per definizione. In particolare si registrano abusi nei contratti, come ad esempio l'associazione in partecipazione che prevede per il lavoratore la partecipazione agli utili dell'azienda, ma di fatto percepisce una retribuzione senza avere diritto a ferie e malattie. Ultimamente si diffonde anche il job sharing, lo stesso posto di lavoro condiviso da più persone che autonomamente si accordano per la copertura degli orari. Comunque tipologie di lavoro che non danno garanzie di reddito per costruirsi e mantenere una famiglia con serenità.
Infine, un'anomalia anti concorrenziale è data dalla possibilità per i centri commerciali di avere delle aperture speciali piuttosto frequenti nei periodi dell'anno di maggior incasso o nei fine settimana quando le famiglie sono più libere di darsi agli acquisti. Opportunità preclusa ai piccoli commercianti che si devono accontentare delle briciole. Una caratteristica che, invece, potrebbe diminuire significativamente l'impatto del nuovo centro commerciale sul commercio locale è costituita dal grado di accessibilità dell'area in cui dovrebbe nascere. Un elevato livello di accessibilità aumenta infatti la capacità di attrarre consumatori lontani. Vista la localizzazione in pieno centro al Paese e mancando del tutto una viabilità e un suo studio adeguato, questa caratteristica perde di significato.
Un'altra importante considerazione è rappresentata dalle caratteristiche socio-demografiche degli acquirenti nella zona. Si pensi alla capacità di spesa e alla domanda. La presenza di un numero consistente di acquirenti con elevata capacità di spesa può garantire più facilmente una permanenza nel mercato del commercio di piccole dimensioni, che molto spesso sceglie una competizione verso l'alto per non entrare in quella di prezzo con la grande struttura.
Purtroppo nel caso di Garbagnate Milanese e dintorni i livelli di reddito non sono tali da assicurare questa permanenza del piccolo commercio di qualità, in particolare in questo momento di crisi economica che perdura nonostante il finto ottimismo del Governo nazionale e che nella nostra zona ha portato alla chiusura di tante aziende produttive e alla riduzione di spesa sul personale per le altre.
Contemporaneamente anche la distribuzione della popolazione per età e le tipologie familiari influenzano gli effetti del grande centro commerciale. Le fasce più anziane della popolazione e le famiglie monocomponenti, ad esempio, tendono a privilegiare il commercio di prossimità e quindi gli esercizi di piccole o medie dimensioni, ma sono quelle con maggiori difficoltà economiche perché con redditi derivanti per lo più da pensioni e da lavori precari.
I centri commerciali non consentono grandi risparmi, ma nascono con lo scopo di comunicare una sensazione: si sta facendo un affare. In realtà sono concepiti da studiosi comportamentali per invogliare all'acquisto o guidarlo secondo scelte prestabilite. Normalmente, è l'ipermercato il negozio interno ad essere competitivo, mentre gli altri negozi sono spesso catene in franchising di marchi conosciuti con prezzi medio-alti. Non potrebbe essere diversamente visti i costi di gestione e di affitto che gli imprenditori devono sostenere. Lo stesso ipermercato risulta spesso meno competitivo dei discount che in zona sono già presenti e il fatto che l'Esselunga abbia già pagato 4 milioni di euro di oneri d'urbanizzazione per il diritto di raddoppiare la volumetria senza averlo ancora goduto, ci deve fare pensare al momento non favorevole.
E' in un articolo sul Corriere della Sera del 31 maggio 2010 che vengono fuori i recenti dati economici dei centri commerciali ed alcune posizioni politiche regionali. Secondo i dati Nielsen del 2009, a parità di metri quadri di superficie di vendita, l'anno scorso gli iper hanno avuto un calo del fatturato del 2,3% mentre i super sono rimasti stabili. Secondo Sandro Castaldo, ordinario di marketing alla SDA Bocconi, i centri commerciali non sono in linea con le abitudini degli acquirenti durante e post questa crisi economica. "La gente fa spese più piccole e più frequenti, non vale la pena fare chilometri nel traffico".
Sempre nello stesso articolo, molto interessante leggere la posizione della Lega Nord a nome del neo Presidente del Consiglio regionale Davide Boni: "Basta con questi centri commerciali, è ora di puntare sul piccolo commercio". Probabile che non sappia come si comportano a Garbagnate l'assessore Barletta e il consigliere Andreani che approvano o al massimo si astengono.
Centro commerciale PE4: il punto di vista di lavoratori e consumatori




Commenti
Poi se parliamo della lega a Garbagnate le perplessità diventano grandi come una casa. Ma che dico, come una montagna.
Poi se guardiamo alla lega di Garbagnate parlare di politica diventa quasi un eufemismo, che dico, come partecipare ad un tentativo di convincimento con le armi della dialettica del livello più infimo.
Poveri commercianti, se questi sono i vostri rappresentanti altro che centro commerciale... ve ne costruiscono una vagonata.
eheheheheh
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