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Pioli vince, ora convinca tutti

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Il risultato finale dello “scontro” nel centrosinistra tra Pioli e Cattaneo ha visto Pioli trionfare su Cattaneo con il 59% di voti contro il 41%.

Risultato netto, che non lascia spazio a dubbi, né tanto meno a recriminazioni.

I più esperti politologi garbagnatesi forse avevano già previsto tutto. O forse no. O forse proprio questi esperti politologi, che non mancano certo all'interno del Partito Democratico, avevano fatto in maniera talmente oculata i loro calcoli elettorali, che l'epilogo di questa epopea non poteva che essere questo.

Un calcolo spietato, una strategia infallibile, che a livello politico non fa una piega. Una strategia che si può soltanto ipotizzare.

Nella scelta di un candidato, quali sono le principali peculiarità che possono mobilitare il maggior numero di persone in un comune di 24 mila persone?

L'innovazione? Difficile, a meno che non sia Obama. L'intraprendenza? I cittadini desiderano tranquillità, non un condottiero. La notorietà? Bingo! Chi gode di molta notorietà nel comune in cui intendere candidarsi ha già metà del lavoro fatto.

Ma la notorietà rischia di sopperire di fronte alla genuinità di un candidato nuovo, fresco e pronto a mettersi all'ascolto e al servizio dei cittadini.

E allora, che fare? Basta far sì che il livello di notorietà non venga intaccato dalla novità. E come? Regola n°1: campagna elettorale svelta, così da impedire che “il nuovo” attecchisca; regola n°2: evitare aprioristicamente confronti pubblici che potrebbero minare la monumentalità del candidato più noto; regola n°3: rimarcarne energicamente la smisurata esperienza burocratico-amministrativa.

Questa è strategia politico-comunicativa allo stato puro. Pura genialità, si potrebbe dire. La novità ha radici deboli e ha bisogno di tempo per essere prima conosciuta, poi esaminata, ed eventualmente accettata. Altrimenti disturba. Spaventa, perfino, senza raccogliere il consenso necessario. Forse tutte queste elucubrazioni tendono ad attribuire ai politologi democratici un acume strategico che in realtà non hanno. Questo non lo sapremo mai, ma tant'è che ora Pioli è il candidato della coalizione di centrosinistra, un centrosinistra che veleggerà verso le vere elezioni, contro un centrodestra completamente allo sbando, privo di una linea comune e di un personaggio a cui affidare le redini di una benché minima coalizione.

Salvo catastrofi ambientali, scandali sessuali o esondazioni del Villoresi, Pioli è già in pole position per la poltrona di sindaco.

Oltre alla buona amministrazione, gli sarà certamente rivolta una richiesta unanime: dovrà crescere politicamente i giovani che raccoglieranno la sua eredità politica, addestrandoli a dovere nella comprensione dei meccanismi comunali e non, fornendo loro una cartina con la quale orientarsi nei meandri della politica amministrativa.

Dovrà plasmare una nuova classe politica garbagnatese, che non potrà essere incarnata da quei volti stantii che attualmente vivono all'ombra nel loro candidato non per timidezza, ma per totale assenza di carattere.

Questo è l'auspicio non solo di quella Garbagnate che ieri ha votato Cattaneo (e che ora ovviamente sosterrà Pioli, affinché riporti questa città all'ordine), ma anche di tutti coloro che credono fermamente nei giovani e nel loro diritto dovere di emergere per il bene della città.

Sonny Delvecchio .

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