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Un Leghista a Garben City

Forse nessuno si aspettava realmente che potesse accadere. Magari gran parte dei garbagnatesi avrà pensato “Ma figurati se vince il Barletta?”. E invece “il” Barletta ha vinto, lasciando di stucco tutti (o quasi), di fronte a un risultato prevedibile almeno quanto quello che ha portato alla ribalta Trump.

E mentre le bandiere leghiste garriscono, e i druidi di Pontida festeggiano con idromele a fiumi, sarebbe urgente e quantomai necessaria una profonda riflessione riguardo ciò che è accaduto.

Cosa ha spinto il 54,80 del 46,77% dei votanti a seguire Barletta e l’Armata Salvini?

Cosa ha fatto sì che personaggi alquanto discutibili riassaporassero le luci della ribalta, dopo la sonora batosta ricevuta alle comunali di cinque anni or sono?

Cosa ha portato alla disgregazione della sinistra garbagnatese, scomparsa dai radar di queste elezioni alla stessa stregua del M5S, che aveva letteralmente cancellato il centrodestra locale?

Si tratta di quesiti che ovviamente meritano approfondimenti ben più elaborati di qualche semplice riga di commento post elettorale.

Partiamo dal dato più importante: l’affluenza alle urne. Meno della metà dei cittadini si è recata a votare per questo ballottaggio. È l’ennesimo (inequivocabile) segnale inviato dalla popolazione per dire alla politica, liste civiche incluse; un segnale che porta con sé rabbia, disillusione, stanchezza e noia verso la “cosa pubblica”. Un messaggio che il compianto Pino Daniele riassumerebbe così: “Nun ci scassate u cazz…”. Limpido e cristallino. Vediamo se per l’ennesima volta nessuno ne coglierà la portata.

Altro dato: la scomparsa della sinistra e del M5S. Entrambe le compagini sono rimaste vittime di un’auto-implosione e della scarsa (se non addirittura impalpabile) partecipazione della cittadinanza, cosa che ha sgretolato sia i Maurizio Moro e i Franco Maggioni quanto gli Afker & co.

E lo spazio vuoto lasciato dalla sinistra? Pare chiaro che gli orfani di Sinistra per Garbagnate e M5S non si siano espressi per queste votazioni. O peggio, ossia che una parte sia finita confluita nelle liste di Barletta, capace di convogliare su di sé voti di persone che solo fino a cinque anni fa non si sarebbero mai sognati neppure di stringergli la mano.

Su Garbagnate così cala inesorabile l’ombra di Alberto da Giussano, mentre la sinistra si rintana nel buio a leccarsi le profonde ferite riportate in questa tornata elettoreale.

Potrebbe essere questo il momento propizio per fare il punto della situazione, capire il perché della (ennesima?) debacle, ricostruire una sinistra andata in frantumi, capace di resuscitare la destra e al contempo incapace di comunicare col proprio elettorato. L’obiettivo principale per il futuro non dovrebbe essere vincere le prossime comunali (obiettivo scontato), ma ripartire dalle fondamenta, perché come cantavano i Modena City Ramblers “ora servono nuove parole”, e non solo: occorrerebbe che gli sconfitti si dileguassero e lasciassero spazio a nuove idee e a nuove persone che abbiano il tempo necessario per crescere, maturare e presentarsi alle prossime elezioni non solo con un nuovo programma, ma anche con una nuova empatia con la gente e con la città.

Perché non basta riasfaltare le strade un paio di settimane prima delle elezioni per vincerle o racimolare qualche voto in più.

Che serva di lezione. A tutti.

Buon quinquennio a tutti…
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