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Il consiglio comunale di Garbagnate Milanese teme la trasparenza?

riceviamo e pubblichiamo:

Foto tratta da www.garbagnate5stelle.it
Foto tratta da www.garbagnate5stelle.it

Nel corso dell’ultima seduta pubblica, il M5S ha presentato un’interrogazione inerente la “ripresa audiovisiva del consiglio comunale da parte dei cittadini”. Di fatto si è chiesto come intenderebbero porsi il Consiglio e il suo Presidente nel caso in cui un privato cittadino facesse regolare comunicazione di voler riprendere le attività del Consiglio.

Lapidaria la risposta del Sindaco  Piermauro Pioli: il regolamento del Consiglio Comunale prevede che sia il Presidente del Consiglio a valutare la questione e che, in  questo senso, “non ci sarà alcuna videoripresa”. Fine delle trasmissioni.

In realtà i temi delle videoriprese e di una diretta streaming delle sedute pubbliche del Consiglio comunale erano state ampiamente dibattute nell’ottobre 2012 durante la Commissione Statuti e Regolamenti con un’unanime valutazione circa l’opportunità di garantire questo diritto dei  cittadini a livello di istituzione comunale.

Quanto avvenuto  dopo la dice lunga su come i temi della trasparenza e della partecipazione siano sentiti dall’attuale Sindaco Piermauro Pioli.

Nel mese di dicembre un cittadino inizia a riprendere autonomamente le attività del  Consiglio e viene prontamente invitato a interrompere la videoripresa. Nel frattempo, il M5S, per agevolare il percorso, procura un’ipotesi di costi e operatività a importi molto bassi (totale 870 €), lo presenta a tutti i membri capigruppo del Consiglio, e  si rende disponibile a verificare la strumentazione necessaria in  ottica di  minimizzare ulteriormente i costi.

Nel corso della scorsa seduta, il Sindaco precisa di aver richiesto ed ottenuto dei preventivi ritenuti troppo onerosi per le casse del Comune, ma non contempla né approfondisce la possibilità a basso costo da noi presentata.

Riteniamo opportuno ricordare che è stato recentemente rinnovato, al costo di 250 € a seduta (circa cinquemila euro annui), un accordo con Radio Panda, per la trasmissione audio delle sedute. Tale accordo non copre pienamente la durata delle sedute. Infatti, dei cittadini ci hanno segnalato che, in  diversi casi, le sedute protratte oltre la mezzanotte non sono state trasmesse fino a conclusione.

Perché il M5S ritiene che le videoriprese siano  un diritto  dei  cittadini?

Il M5S ritiene che il  Comune, secondo il fondamentale principio della trasparenza, dell’accesso e della partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa, dovrebbe dotarsi di un sistema di registrazione audio-video delle sedute del consiglio comunale, liberamente accessibile ai cittadini tramite internet.

In linea di principio, il consigliere comunale eletto diventa, nei limiti della sua funzione, personaggio “pubblico”, per cui esiste il diritto del cittadino di essere informato del come l’eletto adempie la funzione assegnatagli. Essendo evidente che l’esercizio della funzione di consigliere comunale trova la sua espressione massima nella partecipazione alla seduta del consiglio comunale, appare indubitabile il diritto del cittadino di effettuare la videoripresa del consiglio comunale.

Perché non si può negare questo  diritto e cosa dice la  Legge?

 A tal proposito, il Garante per la privacy ha dato un parere, già nel lontano 2001, in materia di riprese audiovisive dei consigli comunali, a favore della loro legittimità.

Secondo il Garante, “è possibile documentare via Internet lo svolgimento delle sedute pubbliche del consiglio comunale, purché i presenti ne siano informati e non vengano diffusi dati sensibili”.

In pratica, secondo il Garante, le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche e, come tali, non possono essere proibite le relative riprese invocando il rispetto della legge in materia, per esempio, di trattamento di dati personali. Fanno eccezione i soli casi in cui oggetto di discussione del consiglio sono dati sensibili, come ad esempio quelli sanitari.  In questi  casi i lavori del Consiglio sarebbero svolti a porte chiuse.

A eccezion fatta di questi casi le riprese sono sempre permesse, salvo solo l’obbligo, per chi intende effettuare le riprese, di informare tutti i partecipanti del consiglio, anche senza particolari formalità.

Infatti, il Garante della Privacy indica che la pubblicità di atti e sedute consiliari è espressamente garantita dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (d.lg. n.267/2000), il quale demanda al regolamento comunale l’introduzione di eventuali limiti.

Nel regolamento comunale del Comune di Garbagnate Milanese, quello dedicato al funzionamento del consiglio comunale, non si menziona nemmeno il fenomeno delle riprese audiovisive. Se, comunque, queste fossero vietate/limitate da atti del Comune, sarebbe da valutarne la legittimità.

Al riguardo il Ministero dell’interno in data 20 dicembre 2004 scrive che “in assenza di un’esplicita previsione regolamentare, l’ammissione della registrazione può essere regolata, caso per caso, dal Presidente” dell’organo consiliare nell’esercizio dei poteri di direzione dei lavori dell’assemblea medesima, ai sensi dell’art. 39, comma 1, del t.u. approvato con d.lgs. 18.8.2000, n. 267 “in stretta correlazione alle esigenze di ordinato svolgimento dell’attività consiliare”.

Quali sono le esigenze di  ordinato svolgimento dell’attività consiliare che impediscono al Presidente del Consiglio Fontanarosa e al Sindaco Pioli di agevolare la videoripresa delle sedute del  Consiglio Comunale ?

Il M5S ritiene, infatti, che impedire la videoregistrazione delle sedute contrasta palesemente con i fondamentali principi dell’efficienza e della trasparenza dell’azione amministrativa.

Va aggiunto che molti altri Comuni (anche di centrosinistra) già  trasmettono in streaming le sedute pubbliche e altri si stanno adoperando per avere l’opportunità di far giungere a casa le immagini dello svolgimento dei lavori, anche per coinvolgere di più i cittadini nelle problematiche della comunità amministrata.

Sappiamo bene che il fascino delle immagini potrebbe avvicinare le persone alla vita pubblica, obiettivo che i partiti a fatica riescono a raggiungere. Inoltre, verrebbe salvaguardata la trasparenza dei lavori e degli atti relativi. Trasparenza significa anche dare la massima visibilità alla più alta espressione della vita democratica, cioè al  Consiglio Comunale!

In definitiva, nell’ultima seduta, si è persa un’occasione per realizzare tutto questo.

Come dice il proverbio…”tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. E in questo caso ci sono anche i naufraghi: i cittadini.

L’auspicio è che il Sindaco, presa coscienza che il tempo passa (e i tempi cambiano), presti attenzione al tema durante la stesura del bilancio 2013.

Si accorgerà che i costi della politica, della trasparenza e della democrazia possono anche risultare non particolarmente elevati, mentre quelli delle false promesse di agevolare la partecipazione potrebbero costare caro.

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